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strumenti
musicali Ottobre 1999
Gruppo Editoriale Jackson
Via Gorki, 69
20092-Cisinello B.
Italia
roberta.bottini@jackson.it
Teuffel birdfish
"O famo strano?" è una frase, a dar credito alla
noia, di una certa ricorrenza. Gira tra i boschi
dell'insoddisfazione e sembra costituire, almeno nel momento
in cui la si dice, un programma niente male e di sicuro
godimento. Poi, le cose magan non vanno così
strepitosamente bene come preventivato e non sono pochi a
ritrovarsi con più di una goccia di amaro in bocca o
qualche vuoto da succhiare. Stravolgere l'ordine delle cose,
non è, infatti, cosa facile e nel campo sessuale,
come in altri campi, questo comportamento è per molti
configurabile tra le azioni contro natura.
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Partendo da questa frase-bandiera dell'attuale
carnalità, desidero iniziare un breve discorso su
coloro che si accingono a varcare le colonne d'Ercole del
Normale, del Quotidiano, in tutti i campi, compreso quello
della progettazione di nuovi strumenti, di nuove chitarre.
Questi novelli Ulisse devono possedere attributi cubici per
farlo, pena una spiaggiatura disonorevole (leggi naufragio)
alla prima burrasca, alla prima paura, al primo sbagliato
movimento di timone. Sanno bene questi coraggiosi
viaggiatori del Possibile che, oltre a quello che già
c'è esiste il vuoto, un nulla da colonizzare con
nuove idee da riempire con un'unghia di creatività,
da spennellare con i colori dell'invenzione; e ci si buttano
dentro e lavorano, lavorano, col rischio di esser ripagati
con lo stesso vuoto, con una grande solitudine, con il
fallimento.
C'è molto di eroico in questo ardire, in questo
tentare molto di umano. É facile dire "A famo
strana?", ipotizzando di costruire una nuova chitarra, ma
quanti guizzi del pensiero ci vogliono per riprogettare il
consueto, per ripensare le forme note incrementandone la
funzionalitàe la bellezza? Non voglio mettermi qui,
con mattoni e cazzuola, a innalzare il monumento a chi
consuma il proprio tempo a progettare ma certamente mi si
scalda il cuore di riconoscenza quando penso a chi pensa per
noi e ci rende, quando la imbrocca giusta, la vita
migliore.
Spostiamoci sulle chitarre, quelle elettriche per limitare
il campo. Giorni fa giravo un librone fotografico che
riportava moltissimi esempi dell'attuale produzione
mondiale. Dopo una cinquantina di pagine mi è venuta
una grande noia. Le forme che mi scorrevano sotto gli occhi
si assomigliavano tutte. Rari erano gli esempi di qualche
corpo o altra parte davvero originale. Vedevo le solite
palette con le solite meccaniche, il solito corpo in stile
Stratocaster (magari tirato un po' di qua e un po' di
là), tutt'al più qualche forma oscena in stile
tagliere-da-polenta o qualche altra, orrendamente
aggressiva, a forma di accetta... Insomma, un disastro, una
moltitudine di esempi di inerzia progettuale, di sonno
cerebrale. Possibile mai? Agli inizi dell'era della chitarra
elettrica c'erano stati esempi di ripensamenti delle forme
(le Gibson Flying V, Explorer, Modern) e questi facevano
prevedere che ci sarebbe stato un continuo movimento, una
continua brezza propositiva che avrebbe vivacizzato il
settore. E, invece, il venticello è presto calato,
quella della Fender Stratocaster e altre poche forme hanno
imperato e i conseguenti risultati economici hanno
consegnato al freezer eventuali idee rivoluzionarie.
D'altronde che ragione c'era e c'è di cambiare quando
tutti volevano e vogliono quella cosa o i cloni di quella
cosa?
Pur sottolineando l'ammirazione che ho sempre dimostrato al
costruttore (gli ho dedicato anche un libro), mi vien da
dire che le eccezionali intuizioni di Leo Fender hanno avuto
nel lungo periodo anche qualche effetto, per così
dire, negativo: quello, per esempio, di far addormentare il
mercato sul acuscino" Strato. C'è da dire che succede
spesso così quando si inventano cose belle e
funzionali: concepirne di nuove che le superino in
prestazioni diventa una sfida per pochi pazzi visionari, una
sfida spesso destinata al fallimento.
Eppure, chi ci prova c'è sempre e uno di questi
magnifici testardi, poeta delle forme e della sostanza,
è a mio modesto avviso Ulrich Teuffel, un tedesco di
una amabilità mediterranea, con sogni di una
semplicità molto americana, una libertà
progettuale molto nordica e una precisione realizzativa
tutta teutonica. Insomma, una specie di ONU del progettista!
L'ho conosciuto alla Fiera di Francaforte: le domande,
I'ammirazione per il prodotto, una fiammella di reciproca
stima, fiducia, l'entusiasmo... insomma, la Birdfish, anche
se non importata, è qui a casa mia e cercherò
di descriverla e di raccontarvi del suo inventore Ulrich
Teuffel.
Ulrich ha incominciato a costruire chitarre nel 1984 e dal
1992 al 1997 ha studiato disegno industriale presso
l'HochSchule fur Gestaltung (una specie di Alta Scuola, di
Accademia per lo studio e la creazione delle forme) sotto
l'insegnamento del Professor Hartmut Esslinger. La chitarra
Birdfish è nata durante questo periodo di studio (nel
1994) ed è stata presentata in pubblico l'anno dopo.
Io l'ho vista per la prima volta alla Fiera di Francoforte
nel'98 e 1'ho rivista, in compagnia di un'altra nuova e
interessantissima creazione, denominata Coco nel '99. In
questi due anni lo strumento ha vinto l'International Design
Award 1998 e il Premio Talente '99.
Sicuramente le forme della Birdfish sono conturbanti, le
soluzioni originalissime ma la cosa che mi premeva di
più era di verificare quanto la chitarra fosse
scultura, o pezzo di altissimo artigianato, e quanto
strumento musicale. É armato di quest'ultima
curiosità che mi sono avvicinato all'oggetto,
tentando di evitare di incantarmi sulle forme (che
continuavano, comunque, a farmi passare sotto il naso
profumi di bellezza e a stordirmi in continuazione) e di
analizzare e giudicare la funzionalità in quanto
chitarra elettrica.
Birdfish: un diavolo di chitarra
La Birdfish è una chitarra elettrica a
risuonatori e pickup variabili costituita da uno scheletro
formato da un'asse centrale metallica graduata e da due
sculture metalliche che rappresentano un uccello (Bird,
visibile da più di qualcuno con qualche sforzo
d'immaginazione) e un pesce (Fish). Su questa struttura,
legata e irrobustita dai due risuonatori cilindrici, fissati
a entrambe le sculture, poggiano tutti gli altri elementi
costitutivi dello strumento: il manico i pickup, il ponte e
la plancia di controllo. La facile sostituibilità dei
risuonatori e dei pickup ha spinto il costruttore a fornire
in dotazione (compresi nel prezzo, dunque, e non come
opzione) altri due risuonatori (ogni coppia ha il suo suono)
e altri due pickup (entrambi humbucker) in aggiunta ai tre
montati di serie (due single coil più un humbucker al
ponte).
Inclusa nel prezzo è pure una magnifica borsa morbida
in pelle nabuk, imbottitissima e super protettiva, dotata di
una cinghia per il trasporto a tracolla. Per il trasporto a
mano si usa il becco (potrebbe essere quello di un airone,
di una garzetta) della scultura a forma di uccello che
fuoriesce dalla custodia e che fa la funzione di un ottimo
manico, per nulla stancante malgrado la rigidità. Il
peso da trasportare (borsa compresa - gr 1.400 -,
comprendente a sua volta i due humbucker di ricambio - gr
230 -, i due risuonatori di ricambio - gr 430 + 400 - e le
chiavi di regolazione - gr 120) è di circa 6 kg
mentre il solo strumento pesa poco più di 3 kg
(intorno ai 3.200 grammi). Chi non vuole portarsi in giro
tutta la dotazione può, quindi, limitare il peso a
circa 4.5 kg, un fardello più che accettabile e in
linea con il peso di una normale elettrica più
custodia. Ma veniamo all'analisi e alla descrizione delle
parti più originali.
Dispositivi per le corde e il manico
La chitarra, come potete vedere dalle foto, è una
headless, cioè senza paletta, e già questa
scelta la dice lunga in quale scuola di pensiero si colloca
idealmente il costruttore. Sposando il dettato di Ned
Steinberger, Teuffel si pone dalla parte di chi giudica la
paletta una inutile complicazione (risonanze, contributo
allo sbilanciamento, opinabile contributo estetico ecc.) e
risolve l'ancoraggio delle corde e l'accordatura con molta
semplicità. Evitando di obbligare il chitarrista
all'uso di corde a pallino doppio, crea un meccanismo di
bloccaggio della corda del tipo a leva ponendolo
all'estremità del manico mentre, per l'accordatura,
crea un mix tra una meccanica tradizionale e un dispositivo
di hne tuning. Si tratta di sei slitte, regolabili
micrometricamente attraverso lunghe e comode manopole
cilindriche, all'estremità delle quali, in recessi
con fessura verso il ponte, vengono ospitati i pallini.
Cambiare una corda è un'operazione molto semplice e
veloce. Basta sollevare la levetta corrispondente in cima al
manico e lascare la piccola ganascia agendo sulla rotellina
dentata: la corda da sostituire è così libera.
Si deve, poi, girare il cilindro di accordatura (fa le veci
della manopola della meccanica) posto all'estremità
opposta dello strumento) in modo che la slitta sia al suo
massimo punto di avanzamento (verso i pickup). Si mette il
pallino della nuova corda nella sede appropriata situata
nella slitta, si porta la corda alla paletta e la si infila
nel meccanismo di bloccaggio, si agisce sulla ruota per
avvicinare la ganascia e si blocca la corda azionando la
levetta. Infine, si accorda fine sempre utilizzando la
manopola cilindrica.
Sempre dalla testa del manico, un monoblocco di bellissimo
acero occhieggiato sul quale è stata incollata una
tastiera in altrettanto eccezionale acero occhieggiato, si
accede al dispositivo di regolazione del tendimanico. La
regolazione la si fa agendo, tramite una delle chiavetta
Allen in dotazione, sul bullone a testa esagonale interna.
Tangibile segno di tenera attenzione da parte del
costruttore verso gli utilizzatori dello strumento è
dato dal modo in cui le chiavette vengono offerte: sono
tutte raccolte assieme su di una basetta metallica
assemblata a mano, comprese le estremità delle
chiavette stesse che sono ritorte per essere alloggiate
sulI'asse di ancoraggio. Il tutto assume l'aspetto di uno di
quei coltelli svizzeri multifunzione.
I risuonatori al posto del corpo
A sottolineare l'importanza del corpo nella determinazione
del suono anche in una solid body, Ulrich Teuffel ha
progettato e dotato lo strumento di due coppie di
risuonatori cilindrici di diverso materiale. La coppia di
colore blu ha l'anima in frassino smamp mentre la coppia di
colore rosso ce l'ha in acero. Di facile
intercambiabilità (due viti per ciascuno), i
risuonatori dovrebbero fornire, a detta del costruttore due
sonorità diverse, propno come awiene in presenza di
corpi solidi tradizionali di essenze differenti. Le
vibrazioni delle corde, attraverso il ponte e il capotasto
(via manico), arnvano alle due sculture e, quindi, ai
risuonaton i quali fanno, owiamente, la loro funzione e
ri-inviano le vibrazioni alle corde alimentandone il
sostegno e foraggiandone il contenuto armonico. Sarà
davvero così? Potrà questa bellissima
chitarra-scultura regalarci le emozioni di una Stratocaster,
di una Les Paul? E, poi, chissà a che famiglia
appartiene: avrà un suono più Fender o
più Gibson-oriented?
Due parole anche sulle due sculture in alluminio cromato
ottenute con il classico procedimento della cera persa in
uso ancor oggi tra gli scultori per ottenere opere di
fusione. Si tratta di costruire il modello in cera la quale
viene poi awolta di un materiale ceramico. Il tutto viene
messo in forno per cui, mentre la ceramica si solidifica, la
cera si scioglie lasciando all'interno un vuoto della forma
desiderata riempito successivamente, attraverso un forellino
e sotto vuoto, da alluminio fuso. A raffreddamento avvenuto,
si rompe lo stampo in ceramica e rimane la forma metallica
desiderata che dovrà essere lavorata di fino e poi
cromata.
I pickup
Di forma non tradizionale, i trasduttori in dotazione della
Birdfish sono cinque: due single coil e tre humbucker.
Essendo uguali nella forma e nel colore il costruttore ha
pensato bene di fornirli di un segno distintivo posto nella
facciata inferiore: i primi sono contrassegnati
rispettivamente con le lettere "L" e "R" mentre i secondi
recano rispettivamente uno, due e tre puntini bianchi. I
puntini degli humbucker contraddistinguono il picLup, per
così dire, flat, tutto aperto (un puntino), quello
con i medi in evidenza (due puntini) e quello più
hot, più aggressivo, più potente (tre
puntini). A1 di là di quelli che saranno i risultati
del test sonoro, i pickup sono davvero gradevoli alla vista,
hanno una forma originale (qualcuno, in questa calura estiva
- è luglio mentre scrivo - vedrà somiglianze
con una fetta di anguria!) e sono dotati di un dispositivo
di regolazione semplice ed efficace in grado di soddisfare,
almeno sulla carta, i patiti del suono personalizzato.
Adottando soluzioni in parte applicabili anche agli
strumenti tradizionali (certo la costruzione "in aria" offre
la massima libertà), la Birdfish offre la
possibilità di un fine tuning dei pickup. Vediamo
come. Ogni pickup ha due sole vie di contatto con il resto
dello strumento: un perno per fissarvisi e una uscita per
fornire il segnale. Mentre il collegamento con la centrale
elettrica avviene tramite un mini jack e un cavo ottimamente
schermato da una guaina metallica di fili intrecciati, il
fissaggio del perno su una piccola slitta metallica avviene
tramite una manopolabullone con la parte inferiore conica in
grado, quando avvitata, di premere sullo stesso fissandolo.
Durante questa operazione si dovrà scegliere quale
dovrà essere la distanza del pickup dalle corde e poi
fissarlo. Il fine tuning non è, però, finito.
Il fissaggio blocca il picLup in altezza ma lo si può
ancora ruotare sull'asse. Questa possibilità,
collegata a quella fornitaci dalla slitta che può
scorrere sulla barra graduata, permette di scegliere il
posizionamento ottimale. Si può, quindi, cercare in
lungo e in largo dove sono i nodi (buchi di frequenze) o i
ventri (esaltazione) soddisfacendo attraverso questa ricerca
i propri gusti sonori. Trovato il posizionamento giusto, si
bloccherà il picLup agendo con le chiavette Allen:
dapprima sul dado posto all'interno della testa della
manopola-bullone e, poi, su quello di fissaggio della
slitta. In tal modo si sarà regolato il pickup in
altezza e in posizionamento rispetto alle armoniche. Ci
vengono in mente le soluzioni di Lawrence - Dan Armstrong
(sliding pickup) e di Turner (pickup rotante) ma nella
Birdfish le due soluzioni si uniscono fornendo una gamma di
possibilità la cui utilità valuteremo in sede
di test sonoro.
Il test
Quello degli occhi lo ha superato fin dal primo momento ma
uno strumento, per essere definito tale, deve, per prima
cosa, suonare e farsi suonare nel migliore dei modi
diventando una appendice naturale del musicista.
La Birdfish, suonando da seduto, è uno egli strumenti
più equilibrati e meno sfuggenti che mi siano
capitati di imbracciare. Il becco delI'uccello, oltre che un
ottimo manico per il trasporto, si rivela un decente
collegamento con la gamba, stancante, comunque, se il
suonare va oltre l'esecuzione di qualche brano. Se si
è soliti suonare da seduti, si può ovviare
alla cosa allargando la base di contatto: per esempio,
mettendosi sulla gamba un pezzo di gomma di buon
spessore.
Per il resto tutto bene. Si possono davvero mollare le mani
e lo strumento resta fermo senza sbilanciarsi dalla parte
della paletta come avviene per la gran parte delle chitarre.
Posizionarlo a terra è una goduria perché,
possedendo due appoggi inferiori (l"'astronave" dei
controlli e l'estremità di uno dei risuonatori) non
rivela incertezze di stabilità e ciò è
una bella garanzia contro pericolose cadute.
Ottimi il manico e la tastiera. Su quest'ultima si
evidenzia, però, una imperfezione, anche se
leggerissima (con strumenti del genere puntiamo lampade da
1.000 watt e oculari 10x da filatelici!) dal lato Mi cantino
nella zona tra 1'ottavo e il quattordicesimo tasto. Si
tratta di una micrometrica rialzatura che procurava a
strumento ancora da accordare (era circa un tono sotto) un
leggerissimo fenomeno di frusta quando eseguivo sul cantino
note tra il La e il Do. Il fenomeno è sparito appena
la Birdfish è stata portata in pitch.
Fraseggiare risulta alquanto comodo, anche se la tastiera
non è definibile la classica autostrada: mi ricorda
più qualche asprezza Fender (peraltro salutare per
alcuni generi) che i "biliardi" GiLson, PRS o di certe
Ibanez, solo per citare alcuni marchi. Resta, comunque, una
strada più che praticabile anche per quei chitarristi
virtuosi amanti, a ragione, del burro sotto le dita!
E veniamo al suono. La prima parte del test (io la chiamo la
prova Hi-Fi) I'ho fatta utilizzando le apparecchiature del
mio studiolo domestico entrando dentro il Tubeman Plus della
H&K e andando al mixer (Spirit Studio). Ascolti: YamaLa
NS70 e ESB entrambe pilotate da finali Yamaha (2700 le prime
- 350+350 W - e M65 le seconde). Cavi Reference Laboratory e
Klotz.
Subito c'è stata una grande conferma. Il suono lo
avevo sentito anche a Francoforte ma, io lo so, mi fido solo
delle vibrazioni casalinghe, delle conferme date dalle onde
che sbattono sulle vecchie pareti della casa, che girano fra
i libri, i dischi, gli altri strumenti appesi al muro. In
questa prova non c'è mai niente di sofisticato, la
procedura che uso è del tipo "ciapa el cavo, fica el
spinotto dentro e sona". Se avviene il miracolo che
cominciano a girare farfalle sonore, che un senso di
beatitudine mi prende, allora vuol dire che ci siamo. Parlo
di miracolo perché è una vita che cerco di
individuare cos'è che mi procura il benessere, la
suggestione, I'attrazione fisica che provo in presenza di un
bel suono. Sì, ascoltando analiticamente qualcosa la
becco: certe armoniche qui, certe armoniche là so che
mi cullano l'orecchio, e l'analizzatore di spettro mi dice
anche più precisamente quali. Succede però poi
che durante un altro test uno strumento diverso evidenzia
una differente fonte di profumo sonoro (altre armoniche
altre bande esaltate o affossate) e allora alla
verità di prima se ne aggiunge un'altra e la cosa mi
ubriaca il cervello! Hey, sto parlando delle mie
verità, non sto universalizzando quello che scrivo.
Magari a voi il suono della Birdfish non
piacerà...
Il suono che esce dalle varie combinazioni possibili sulla
Birdfish (ricordiamo che i pickup montati sono due single
coil e un humbucker al ponte), è decisamente
"fenderiano", con l'apertura, la freschezza e la
perentorietà dell'attacco, la suggestiva
modernità dei migliori monobobina. E niente magrezza
ma una rotondità giovane, prorompente ma non
esagerata, con una turgidezza da quindicenne. Niente bassi
muftied (imbacuccati), indistinti, con scarsa propensione
alla socializzazione con le altre frequenze ma un
bell'insieme di suoni chiari, ben caratte rizzati: dagli
stratocasteriani più evocativi ai bei nasali funky.
Niente di straordinario o di mai sentito, ben s'intende, ma
sicuramente tra il meglio del repertorio sonoro in
circolazione a fine millennio con propensione ad aprire
quello nuovo nel migliore dei modi. Terminato il test Hi-Fi
(durante il quale si è pure evidenziato, per onor di
cronaca, un leggero ronzio di fondo) sono passato a
sparacchiare le mie umili cartucce sonore attraverso il
vecchio combo H&K, per sentire se il suono della
Birdfish si sarebbe gelato attraverso un transistorizzato.
Beh, niente gelo ma anche niente calor addizionale: si
è aggiunto, ovviamente, del punch e per gli amanti
dei bassi spaccadentiera questo genere di portata risultava
buono quanto basta, grazie anche al cono Celestion non di
serie in dotazione all'ampli. Soddisfatto della prova (ho
suonat o nel garage anti-atomico, seguendo delle basi
sparate da un vecchio portatile monstre tipo Turbo Bass), ho
voluto dividere l'eccitazione con Nicola Cristante, il
bravissimo chitarrista e amico di cui leggete gli
applicativi di blues e jazz sull'allegato
Chitarre&Bassi. L'ampli è diventato un combo
Caliber 50 della Mesa Boogie e in questa configurazione,
cercando di utilizzare al nostro meglio le
possibilità di equalizzazione (il Caliber oltre dei
normali controlli di tono - bassi, medi, acuti e presenza -
è dotato anche di una sezione equalizzatrice a cinque
bande), la Birdfish fa sentire la timbrica di cui è
dotata in tutta la sua trasparente e piena bellezza. Lo
ripetiamo, per,noi si tratta di uno strumento Fender-onented
che stimola all'uso dei suoni puliti. Ciò non
significa che i suoni crunchy o distorti non vengano fuori
bene ma dal mio punto di vista la dimensione nature di
elezione è quella evocativa Strato-style e quella
funky. É in questi contesti che il DNA sonoro della
Birdfish si fa sentire e apprezzare.
Ultime annotazioni. Il dispositivo di accordatura (le slitte
mosse dalle manopole cilindriche) ha rivelato una grande
precisione di accordatura. Buono il sustain. Personalmente
farei il tentativo di dotarla con tasti jumbo di medio
calibro con testa bassa. Ho sentito, e forse anche altri la
sentiranno, la mancanza del vibrato.
Conclusioni
Uno strumento insolito, futuristico, per qualcuno certamente
stravagante ma sicuramente funzionale, sicuramente di
qualità sonora, sicuramente di apprezzabilissimo
design. Andare sul palco con questo dispositivo
ingenererà di certo negli spettatori una folata di
sana curiosità e questa, assieme all'ottimo suono e
suonabilità, lo trasformerà in una bomba
musical-visiva di ottima, dirompente efficacia. Altamente
desiderabile, molto sexy. Una chitarrista topless con un
marchingegno del genere è probabile faccia scoppiare
più di un tubo catodico! A presto. Vedo se riesco a
farmi mandare il nuovo modello denominato Coco.
Per informazioni: Teuffel - Weissenhorner Strasse 13 -
D-89233 Neu-Ulm - Germania - tel. 0049-7307-961719, fax
0049-7307-961719 - Internet: www. teuffelguitars.com
written by Maurizio Piccoli
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